TERRORISMO E DISOCCUPAZIONE

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È il momento del dolore, ma permettetemi un’osservazione.

In queste occasioni i politici tendono ad enfatizzare il classico “loro” contro di “noi”, con le solite frasi di rito del tipo “Loro ci vogliono togliere la libertà”. Lo si sente ogni volta che tragici fatti come quelli di oggi accadono. Vero – un rischio di riduzione di alcune libertà ci sarebbe se, ad esempio, venissero introdotte restrizioni per prevenire attacchi terroristitici molto drastiche, come il chiudere le frontiere interne, quindi meno libertà (o facilità) di movimento, di andare a scuola, di farsi curare. Molto più difficile togliere la libertà di pensiero (l’unico modo di fare questo è uccidere una persona, si pensi, banalmente, a Socrate), e, ormai, di espressione (parlando di Occidente).

Allora, i giornalisti chiedono: come si possono sconfiggere questi terroristi?

Sappiamo che molti di questi terroristi responsabili di attacchi in Europa erano/sono europei. L’asse terroristico Parigi-Bruxelles è formato da giovani cresciuti nei quartieri più poveri delle due città, quelli che ti offrono meno possibilità di ottenere una buona istruzione, o un lavoro.

Nella zona euro, che comprende attualmente 19 Paesi, si è registrato nel 2014 un tasso di disoccupazione pari all’11,4%.

Ovvero 38,76 milioni di disoccupati su 340 milioni di abitanti.

Secondo l’Istituto per l’Economia e la Pace, in Occidente il terrorismo è legato a fattori socio-economici come la disoccupazione giovanile e alla criminalità.

Un’analisi che ho letto oggi sottolinea che è giusto aspettarsi una risposta europea ai fatti del Belgio, che non consti in minaccia di bombe su Raqqa o Sirte, ma che riguardi piuttosto le banlieu e l’enclave di Molenbeek e affronti sì la minaccia del terrorismo islamico per quello che è, terrorismo, ma pure rilanci un progetto di vera, sostenibile integrazione.

Facendo una ricerca su Google al riguardo uno tra i primi articoli a comparire è di La Repubblica che titola, il 24 febbraio 2015, “Crisi, la disoccupazione fa più paura del terrorismo”.
Ecco, io vorrei cogliere l’occasione per fare una riflessione non solo su cosa “loro” fanno per toglierci le libertà (alcune delle quali, se lette in certe chiavi, non ci potranno mai “togliere”), ma anche su cosa “noi” possiamo fare per evitare di farcele togliere.

Il premio Nobel per l’Economia Amartya Sen spiega che la disoccupazione non è semplicemente una carenza di reddito. È anche una fonte di effetti debilitanti di vasta portata sulla libertà individuale, l’iniziativa, e le capacità percepite dai diretti interessati. La disoccupazione contribuisce alla “esclusione sociale” di alcuni gruppi, e comporta la perdita di fiducia in se stessi, la capacità di fare affidamento su se stessi, e la salute psico-fisica.

Il che, a mio avviso, può mettere veramente sotto attacco intere nazioni.

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