INTERVIEW WITH JORGE PRIEBKE

INTERVIEW WITH JORGE PRIEBKE

It's only fair to share...

I sat down with Jorge Priebke for an exclusive 1-to-1 interview at the home he shared with his notorious father, Erich Priebke, in Bariloche, Argentina. Jorge, one of two children, never gives interviews to reporters, mainly because it was precisely a reporter that started the process which eventually led his father to life house arrest in Rome. Precisely, in 1994, 50 years after the Ardeatine massacre, where 335 Italians lost their lives in retaliation for the killing of 10 German soldiers, Erich Priebke felt he could talk about the incident he would later be convicted for and agreed to being interviewed by American ABC news reporter Sam Donaldson. It was the beginning of the end.

It was through a trusted contact in Bariloche that I managed to be welcomed into the Priebke’s household. A modest wooden home full of flowers and dogs, reminiscent of a mountain cabin in the Alps. As I met him, Jorge was gentle, caring, willing to share plenty of intimate and family details, adamant he would speak English with me. He was very open, and once the interview was over, invited us to go back to visit him whenever we could. Contrarily to my expectations, I felt I was more like a nephew going to visit his long lost grandfather, than a journalist doing a piece. Jorge was very protective of his father, admitting to some of his wrong-doing. It’s about father and son relations, with all of the obvious complications of this case.

Jorge tells me his father had been to the Ardeatines only a couple of times, and what could he have done: if he didn’t kill, he would be killed, justifying such actions further by asking the question: how is what the Nazis did back then different from what the US is doing now in Syria, Iraq, Afghanistan and Libya.
Erich entered the SS because of his knowledge of Italian and German, having translated for Mussolini and Hitler and having been the liaison between the Vatican and the German embassy in Rome. He complains that everybody called his father a Nazi, when everyone, according to him, was a Nazi during WWII. I ask him what it is like to have one life only, and spend it carrying such a controversial last name.

Towards the end, Jorge tells me his father used to call himself the last prisoner of the second world war, when for most people on earth he was the last nazi mass murderer still alive.Ho intervistato Jorge Priebke nella casa che fin da bambino condivideva con il padre Erich Priebke, a Bariloche, Argentina. Jorge, secondo di due figli, non è solito rilasciare interviste a giornalisti, principalmente perché fu proprio a causa di un giornalista che iniziò il processo che portò il padre a passare il resto della sua vita agli arresti domiciliari a Roma. Più precisamente, era il 1954, 50 anni dopo il massacro delle Fosse Ardeatine, dove 335 italiani furono trucidati in rappresaglia per l’uccisione di 10 tedeschi, quando Erich sentì di potersi raccontare al reporter americano della ABC Sam Donaldson. Era l’inizio della fine.

ITA
Sono stato benvenuto nella casa di Priebke grazie ad un mio contatto sul posto in Bariloche. Una casa modesta, piena di fiori e cani, che mi ricordava delle baite alpine. Jorge era molto gentile, affettuoso, disposto a condividere molti dettagli personali e intimi di vita familiare. Ci teneva a parlare inglese e non spagnolo. Una volta terminata l’intervista, ci ha invitati a tornare a trovarlo presto. Mi sentivo quasi come un nipote che va a trovare il nonno che non vede da tempo, più che un reporter che sta lavorando sul campo. Jorge era molto protettivo nei confronti del padre, ammettendo allo stesso tempo alcune sue colpe. E’ un’intervista che ruota intorno al rapporto tra un padre e un figlio, con tutte le complicazioni del caso specifico.

Jorge mi dice che suo padre, pensa, è stato alle Ardeatine un paio di volte, ma cosa poteva fare, si chiede: se non uccideva lui, veniva ucciso. Dopotutto, esclama – in una maniera forse tipicamente revisionista – come è diverso quello che hanno fatto i nazisti da quello che fa l’Occidente oggi in Iraq, Siria, Afghanista, Libia. Erich Priebke entra nelle SS dopo aver tradotto per Mussolini e Hitler in un paio di occasioni, quando a Roma teneva i rapporti col Vaticano per l’ambasciata tedesca. Si lamenta che tutti dicono che suo padre era un nazista, dicendo che tutti durante la guerra erano dei nazisti. Gli chiedo come si sente ad avere una sola vita portandosi dietro un cognome così controverso.

In conclusione, Jorge mi dice che suo padre si considerava l’ultimo prigioniero della seconda guerra mondiale, quando per la maggior parte delle persone era l’ultimo nazista ancora in vita, responsabile di un genocidio.
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Language: Italian, English (with Italian subtitles)
Duration: 33 mins

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